C’è un momento, spesso silenzioso, in cui i reni iniziano a fare più fatica del solito. E la parte “inquietante” è proprio questa: all’inizio non te ne accorgi. Nessun campanello evidente, nessun dolore preciso. Solo numeri, su un referto, che se letti bene possono fare la differenza tra intervenire presto e scoprire il problema tardi.
Perché l’insufficienza renale si riconosce (quasi sempre) dai valori
I reni sono grandi lavoratori nascosti: filtrano il sangue, regolano acqua e sali, aiutano a mantenere l’equilibrio acido-base e partecipano perfino alla produzione di globuli rossi. Quando questa “centrale di controllo” rallenta, il corpo compensa per un po’. Ecco perché il monitoraggio di parametri ematici e urinari è l’arma più concreta per accorgersene in tempo.
La chiave è non aspettare i sintomi, ma fare caso agli indicatori.
Gli indicatori principali nel sangue: i numeri che raccontano la filtrazione
Creatinina: il primo valore che si guarda
La creatinina è un prodotto di scarto del metabolismo muscolare che i reni eliminano. Se i reni filtrano meno, la creatinina tende a salire. Non è un valore “perfetto” (dipende anche da massa muscolare, età, idratazione), ma resta uno dei segnali più utili e immediati.
Da sola, però, non basta. Ed è qui che entra in scena il parametro più “intelligente”.
VFG (o eGFR): la fotografia della funzione renale
La velocità di filtrazione glomerulare (VFG) stima quanta quantità di sangue i reni riescono a filtrare in un minuto. In genere un valore normale si colloca tra 90 e 120 ml/min. Quando la VFG scende in modo persistente, il quadro diventa più chiaro: stiamo parlando di una riduzione della capacità di filtrazione, cioè del cuore del problema.
È uno di quei numeri che vale la pena imparare a riconoscere, anche solo “a grandi linee”, perché spesso anticipa i sintomi.
Azotemia e altri parametri da non ignorare
L’azotemia indica la quantità di azoto nel sangue (in pratica, un altro modo di misurare scorie che il rene dovrebbe eliminare). Un suo aumento può accompagnare la riduzione della filtrazione, anche se può variare in base a dieta, idratazione e altre condizioni.
Poi ci sono valori che non parlano solo di filtrazione, ma di equilibrio interno. Tra i più importanti da tenere d’occhio:
- Potassio e sodio, fondamentali per cuore e muscoli
- Bicarbonato, utile per capire eventuale acidosi metabolica
- Calcio e fosforo, spesso alterati nelle fasi più avanzate
- Paratormone, che può aumentare quando calcio e fosforo “sballano”
- Emoglobina, perché il rene influisce anche sulla produzione di globuli rossi (può comparire anemia)
- Acido urico, che può salire in alcuni contesti
Se vuoi un’immagine semplice, pensa ai reni come a un filtro e a un regolatore: quando calano, non si accumulano solo scorie, ma si disordina anche la “chimica” del corpo.
Gli indicatori nelle urine: dove il danno spesso lascia tracce prima
L’esame urine è sottovalutato, ma in molte persone è proprio lì che si vedono i primi segnali.
Proteine e microalbuminuria: il campanello più precoce
La presenza di proteine nelle urine, soprattutto albumina (microalbuminuria), è un indicatore molto importante di possibile danno renale. Non dovrebbe esserci in quantità significative. Quando compare, merita controlli e conferme, perché può indicare un problema anche se creatinina e VFG sembrano ancora “quasi normali”.
Altri reperti che richiedono approfondimento
Nelle urine possono comparire:
- Ematuria (globuli rossi)
- Globuli bianchi, batteri o lieviti (più suggestivi di infezione, ma da interpretare)
- Cilindri, che possono indicare sofferenza renale
- Cristalli, talvolta legati a calcolosi o predisposizione
Quando uno di questi elementi è presente, la parola chiave è approfondimento diagnostico, non panico. Significa ripetere, contestualizzare, collegare i dati alla clinica.
Un riferimento utile per capire il quadro generale è la creatinina, spesso al centro delle valutazioni iniziali.
Le fasi: perché all’inizio “non si sente nulla”
Nelle prime fasi dell’insufficienza renale progressiva, la maggior parte delle persone non avverte sintomi specifici. Poi, gradualmente, possono arrivare segnali più evidenti:
- Astenia e stanchezza “strana”
- Nausea e perdita di appetito
- Ritenzione di liquidi con edemi alle gambe
- Ipertensione o peggioramento della pressione
- Fiato corto (anche per sovraccarico di liquidi)
Quando il filtrato glomerulare scende fino a valori molto bassi, indicativamente sotto 10 ml/min, può diventare necessaria la dialisi. Ed è proprio per non arrivare a quel punto senza preparazione che i controlli periodici sono così preziosi.
Cosa fare, in pratica, per accorgersene in tempo
Se vuoi muoverti in modo concreto, senza complicarti la vita:
- Controlla periodicamente creatinina e VFG (soprattutto se hai fattori di rischio come ipertensione o diabete).
- Aggiungi un esame urine con ricerca di albumina/proteine.
- Se c’è un’anomalia, ripeti e valuta con il medico: la tendenza nel tempo conta più del singolo valore.
- Non aspettare i sintomi, perché spesso arrivano quando la strada è già in discesa.
Riconoscere l’insufficienza renale “in tempo utile” significa ascoltare i numeri quando il corpo è ancora silenzioso. E, paradossalmente, è una delle forme più semplici di prevenzione: pochi esami mirati, letti con attenzione, possono cambiare completamente la storia clinica.




