Ti accorgi che qualcosa “stona” quando anche le cose semplici, alzarti dal letto, rispondere a un messaggio, prendere un autobus, iniziano a pesare come se avessero un costo invisibile. E la parte più sorprendente è questa: non è un’esperienza rara o “da altri”. In Italia, i disturbi mentali riguardano circa 1 persona su 6, e i numeri degli ultimi anni raccontano un aumento che non si può più ignorare.
La mappa dei disturbi più frequenti (e perché conta conoscerla)
Quando si parla di salute mentale, la tentazione è fare un unico calderone. In realtà, riconoscere le differenze aiuta a capire cosa sta succedendo, e soprattutto a cercare il supporto giusto.
Ecco i principali disturbi segnalati come più diffusi nel nostro Paese:
- Ansia e depressione, i più comuni e trasversali
- Schizofrenia e disturbi correlati, meno frequenti ma spesso più invalidanti
- Disturbo bipolare, tra i quadri più gravi per impatto sulla vita quotidiana
- Disturbi di personalità, spesso sottodiagnosticati e confusi con “carattere”
- Dipendenze (per esempio da alcol), con differenze marcate per genere e territorio
- Altri quadri rilevanti: disturbi somatoformi, dissociativi, ADHD, demenze in età avanzata
Ansia e depressione: i numeri che spiegano il “perché ora se ne parla così tanto”
Ansia e depressione non sono solo “periodi no”. Sono condizioni che, quando diventano persistenti, cambiano sonno, concentrazione, appetito, energia, relazioni, e la percezione di sé.
Alcuni dati aiutano a dare concretezza:
| Disturbo | Stima di diffusione (indicativa) | Chi colpisce di più |
|---|---|---|
| Ansia | circa 6.950 casi ogni 100.000 | più spesso donne e giovani |
| Depressione | circa 5.365 casi ogni 100.000 | fascia 20-54 anni, e donne |
| Depressione maggiore | circa 2,8 milioni di persone over 15 (circa 5,4%) | impatto alto sul funzionamento |
Tra i 18 e i 25 anni, quasi una persona su due riferisce sintomi riconducibili ad ansia o depressione. E nella fascia 20-54 (quella in cui “dovresti essere al massimo”), si concentrano tassi elevatissimi. Non è un caso: è la fascia in cui si incrociano pressione economica, lavoro, cura di figli o genitori, e aspettative spesso irrealistiche.
Schizofrenia, bipolare, personalità e dipendenze: meno comuni, ma spesso più pesanti
Ci sono disturbi che non fanno grandi numeri come ansia e depressione, ma generano più ricoveri o disabilità.
- Schizofrenia e disturbi correlati: tra le principali cause di ricovero negli uomini (si citano quote intorno al 20% dei ricoveri e circa 123 per 100.000). La forma paranoide è spesso riportata come una delle più rappresentate.
- Disturbi bipolari: alternanza di fasi di umore elevato e fasi depressive, con un impatto importante su lavoro, relazioni, sonno e decisioni.
- Disturbi affettivi e nevrotici: più frequenti nelle donne nei dati ospedalieri, con quadri come depressione nevrotica e depressione maggiore.
- Dipendenze: per esempio l’alcol, più frequente negli uomini (circa 5% in alcune stime), con differenze regionali (in alcune aree del Nord il fenomeno risulta più marcato).
I fattori scatenanti più comuni: cosa accende la miccia
Non esiste una causa unica, e questo è importante: i disturbi mentali nascono spesso da un intreccio di vulnerabilità personali e contesti di vita. Però alcuni trigger ricorrono:
- Pandemia COVID-19: per molte persone ha rappresentato l’inizio o l’acutizzazione di sintomi, soprattutto tra i giovani (si parla di centinaia di migliaia di casi aggiuntivi).
- Solitudine e stress sociale: isolamento, confronto continuo, relazioni fragili, ritmi spezzati.
- Scuola e adolescenza: bullismo, ansia da prestazione, difficoltà scolastiche, e una quota significativa di bambini in difficoltà emotiva.
- Eco-ansia e futuro percepito come instabile: tra under 25, pessimismo e senso di impotenza sono spesso riferiti.
- Pressione economica e lavorativa (20-54 anni): precarietà, carichi familiari, mancanza di recupero.
- Invecchiamento: aumento di demenze e fragilità cognitive, soprattutto tra le donne anziane per motivi demografici.
Se vuoi un riferimento chiaro per orientarti tra sintomi e definizioni cliniche, una parola chiave utile è depressione.
Il punto che fa la differenza: non basta “resistere”
Un dato che colpisce è che solo circa il 33% riceverebbe trattamenti adeguati. Eppure l’impatto sociale ed economico stimato è enorme (si parla di circa 20 miliardi di euro l’anno).
La conclusione, per me, è semplice e concreta: i disturbi mentali più comuni in Italia sono soprattutto ansia e depressione, alimentati da stress prolungato, cambiamenti sociali, pandemia e fragilità relazionali. Riconoscerli presto non è etichettarsi, è iniziare a rimettere ordine. Se i sintomi durano settimane e limitano la vita quotidiana, la scelta più efficace resta una valutazione con un professionista della salute mentale.




