Approfondimenti

Acqua Bene Comune: a che punto siamo?

Riprendiamo dopo diversi mesi il discorso sull’acqua come bene comune per fare il punto della situazione, stimolati anche da alcune prese di posizione pubblicate recentemente sulla stampa.

Ricordiamo che i cittadini italiani sono ancora in attesa che il parlamento e il governo diano seguito alla volontà espressa dal popolo italiano in modo chiaro e inequivocabile con il referendum sull’acqua del 2011 (2011? non è un refuso è proprio 2011, cioè 9 anni fa!): la maggioranza assoluta (quasi 26 milioni) di cittadini italiani dissero due grandi SI’ sull’acqua, abrogando l’obbligo di privatizzare le municipalizzate e l’inserimento in tariffa della “remunerazione del capitale investito”.

I cittadini si sono espressi a chiare lettere per una gestione pubblica e trasparente dell’acqua, lontana da ogni logica di mercato. Stiamo ancora aspettando che questo si avveri. In parlamento giace una legge di iniziativa popolare (la cui prima formulazione risale al 2007!) che aspetta ancora di essere discussa in parlamento.

A livello mondiale, è da tempo che molte grandi lobby economiche finanziarie hanno messo gli occhi sull’acqua: un bene essenziale per la vita (non si vive senza acqua) e nello stesso tempo limitato, due ottime caratteristiche “economiche” che garantiscono un’enorme possibilità di guadagno. È recente la notizia che un gruppo finanziario in California, leader mondiale dei contratti derivati, entro fine anno quoterà un “future” sul prezzo dell’acqua: (la scarsità dell’acqua diventerà così una commodity, cioè una merce su cui scommettere in borsa) e il suo prezzo sarà soggetto a speculazioni finanziarie come già avviene per i beni agricoli quali il grano. Chi ne vuol sapere di più legga l’articolo di Marco Bersani “Acqua: l’ultima frontiera della speculazione finanziaria”.

A livello provinciale, dopo il referendum del 18 novembre 2018 che chiedeva espressamente di mantenere pubblica la gestione del servizio idrico integrato, tutto è fermo (vi ha partecipato un quarto dei cittadini aventi diritto -non poco se si pensa che i principali partiti hanno lo hanno volutamente boicottato – che si è espresso per quasi la totalità per il SI). La società Acque Bresciane è ancora pubblica, ma in ogni momento potrebbe riprendere l’iter inizialmente previsto di far entrare un socio privato (A2A?) che poi gestirà di fatto il servizio.

A livello locale (Gavardo) sarebbe interessante sapere se il gestore del servizio abbia posto rimedio alle perdite particolarmente elevate (percentuale attorno al 40%) delle reti idriche del nostro acquedotto, motivo per il quali siamo incorsi in infrazione europea, assieme ad una cinquantina di altri paesi bresciani.

E’ Alex Zanotelli, sempre in prima linea sulla battaglia per l’acqua pubblica, che a metà novembre pubblica un appello e richiama alla loro responsabilità le forze politiche, in particolare il M5S e il PD. “È assurdo che la più̀ importante risorsa del Pianeta divenga negoziabile nel momento in cui la sua disponibilità̀ è messa sempre più̀ a rischio dai cambiamenti climatici. Cosa ci potrebbe essere di più̀ catastrofico che giocare in borsa sull’acqua, in un momento in cui già̀ scarseggia per miliardi di persone? Si stima che oggi quattro miliardi di persone (due terzi dell’umanità̀) devono affrontare scarsità̀ dell’acqua, per almeno un mese all’anno.”

“…È mai possibile allora che i partiti al governo siano pronti a investire miliardi e miliardi in Grandi Opere, come la Lione-Torino o il Ponte di Messina e non in un bene così fondamentale come l’acqua? Perché́ non investire nella ri-pubblicizzazione dell’acqua? Perché́ non investire nei 300mila km di rete idrica che perdono almeno il 50% dell’oro blu?”

Gli fa eco qualche giorno dopo Emilio Molinari, tra i fondatori del movimento per l’acqua con una lettera aperta a Roberto Fico, e lo incalza sia come presidente della Camera dei Deputatiche ha il dovere di richiamare tutti i partiti al rispetto della volontà popolare” che come “ … leader di un movimento che ha fatto della democrazia diretta e dei referendum la bandiera di una nuova sovranità popolare”.

Roberto Fico risponde a breve giro di posta e non si tira indietro: “… Ho affermato più̀ volte che lego questa legislatura all’approvazione di una legge sull’acqua pubblica. Una legge su cui la politica, il Parlamento, sono gravemente in ritardo.” Ripercorre i faticosi passi in avanti fatti in questa legislatura, ma ammette che “… Manca però il grande passo, appunto la riforma del servizio idrico integrato. E su questa inerzia dobbiamo essere severi”, impegnandosi in prima persona (” farò di tutto”) per raggiungere l’obiettivo in occasione del “decimo anniversario del referendum sull’acqua pubblica”.

Forse qualcosa si sta muovendo. Speriamo non sia un fuoco di paglia.

Nel frattempo può essere utile rinfrescarci la mente suiproblemi che l’attuale gestione del servizio idrico, da parte delle multi utility dell’acqua, ha evidenziato in questi anni. A questo proposito è bene andare a rileggersi un interessante inchiesta della rivista AltreEconomia di marzo 2019Il referendum tradito: otto anni dopo, l’acqua è ancora una fonte di profitto. Ecco perché”, che approfondisce questi aspetti.
Uno di questi è il metodo tariffario. Vediamo cos’è e le conseguenze che ne derivano.

Come viene stabilita la tariffa? La procedura è questa: ARERA, l’Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e l’Ambiente predispone lo schema tariffario; gli Ato, Ambiti Territoriali Ottimali (in genere corrispondenti alle provincie)predispongono il piano economico finanziario per tutta la durata della concessione (Pef); i gestori del sevizio idrico applicano e riscuotono le tariffe.
La tariffa per legge dovrebbe coprire i costi di gestione e di investimento secondo il principio del “full cost recovery”, cioè il servizio viene pagato dai cittadini, come già succede per il servizio di raccolta dei rifiuti.
In realtà, così com’è stato congegnato da ARERA, nella tariffa compaiono anche costi esterni al servizio: gli “oneri finanziari” (un modo non troppo nascosto di reintrodurre la remunerazione del capitale investito, bocciata dal referendum), i “costi di morosità” e “il conguaglio” (anch’essi costi “impropri”, come spiegato nell’articolo).
Analizzando i bilanci di tre importati società che gestiscono il servizio idrico integrato in ampie zone dell’Italia SMAT (Torino), A2A (Brescia) e ACEA (Roma), si arriva “a 1,2 miliardi di euro di ‘costi eccedenti’ finiti in tariffa per gli anni che vanno dal 2014 al 2017, intascati da queste tre società e impropriamente pagati dai cittadini. Si comprende, così, come con questo metodo le tariffe siano costantemente aumentate (del 90% in 10 anni!). In sostanza, un metodo, quello della tariffa, che fa gli interessi dei gestori, caricando costi fittizi sulle spalle dei cittadini.

Se alziamo lo sguardo a livello mondiale, troviamo un tema di grande attualità, su cui come società umana siamo chiamati a dare risposte: è lo stretto legame tra acqua e cambiamenti climatici, che riprenderemo in un’altra occasione e per il quale rimandiamo, per un primo approfondimento, alla sintesi delrecenteRapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2020.

Buona lettura!

GAVARDO IN MOVIMENTO INVITA A VOTARE NO

Il 20 e 21 settembre i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum costituzionale per approvare la legge che ha previsto il taglio di 345 parlamentari.

Noi siamo contrari a questa riforma.
Perché a fronte di un risparmio davvero irrisorio (1€ a cittadino) riduce la rappresentatività territoriale (e delle minoranze).

Perché non garantisce (anzi!) una maggiore efficienza soprattutto senza una revisione della legge elettorale e dei regolamenti di funzionamento del parlamento.

Perché il problema non è la quantità dei parlamentari ma la “qualità” (oggi davvero un po’ scarsa) e la funzionalità del loro lavoro.

Perché non è con riforme di questo tenore che si recupera la centralità del parlamento.

Pubblichiamo di seguito alcuni documenti che spiegano perché è importante votare NO:

Questo il testo del quesito stampato sulla scheda:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?”

Vogliamo essere rappresentati MEGLIO non MENO

Il 20 – 21 settembre vota NO al referendum di riforma costituzionale

IL CLIMA E’ GIA’ CAMBIATO, NOI COSA ASPETTIAMO A CAMBIARE?

Dopo il successo di pubblico e l’interesse suscitato in occasione della diretta streaming che Gavardo in Movimento aveva organizzato per ragionare in merito alla tematica 5G siamo a proporre un secondo incontro, sempre in streaming, dal titolo

IL CLIMA E’ GIA’ CAMBIATO, NOI COSA ASPETTIAMO A CAMBIARE?

Gavardo in Movimento vi invita a partecipare al webinar che si terrà Giovedì 9 luglio, ore 21.00, in diretta sulla pagina Facebook e sul sito www.gavardoinmovimento.it

Grazie all’aiuto di tre esperti cercheremo di capire quali sono le cause e le conseguenze del cambiamento climatico. 

Al termine degli interventi, sollecitati anche dalle domande che ciascuno di voi potrà inviare tramite la pagina Facebook, discuteremo insieme di quali azioni individuali e politiche sono necessarie per contrastare i cambiamenti climatici.

Interverranno:

Dott.ssa Elisa Palazzi, Ricercatrice CNR e docente di fisica del clima presso l’Università di Torino.

Ing. Giovanni Mori, Ingegnere energetico, portavoce di Fridays for Future Brescia.

Dott. Michel Cardito, medico, co-presidente nazionale del Movimento per la Decrescita Felice.

Appuntamento giovedì 9 luglio alle ore 21:00

In allegato la locandina dell’evento

5G TRA PAURE E OPPORTUNITA’

Venerdì 29 maggio alle ore 21:00
conferenza in streaming sulla pagina Facebook di
Gavardo in movimento

Venerdì 29 maggio dalle ore 21:00 sulla pagina Facebook di Gavardo in movimento https://www.facebook.com/gavardoinmovimento si terrà una conferenza in streaming aperta a tutti inerente la tecnologia 5G che tanto sta facendo discutere.

Interverranno tre relatori che ci aiuteranno a capire quali sono le opportunità e i rischi di questa nuova tecnologia; affronteremo la questione dal punto vista tecnologico, da quello medico e da quello normativo. Al termine degli interventi sarà possibile interagire con i relatori mandando eventuali domande tramite messaggio direttamente alla pagina Fb di Gavardo in Movimento.

Parteciperanno alla conferenza, in ordine di intervento:

  • Dott. Francesco Frigerio, fisico dell’Associazione Italiana di Fisica Medica – AIFM
  • Dott. Federico Balestreri, medico e coordinatore ISDE – Nord Italia per la valutazione di impatto sulla salute.
  • Avv. Federico Micheli, Avvocato del Foro di Milano

Il test della diretta con le anticipazioni sulla serata

Lago di Garda, depuratore, eutrofizzazione e … cambiamenti climatici

“Il lago di Garda è a rischio, la condotta sublacuale è una bomba ecologica pronta per scoppiare da un momento all’altro, immettere l’acqua depurata nel lago mette a rischio la sua salubrità e non è più tollerabile. Siamo in  piena emergenza ecologica, occorre intervenire al più presto, non si può più aspettare. “

La vista del Lago di Garda dalla costa del Trentino (Fotografia: UniTrento/Giovanni Cavulli)

Queste le motivazioni via via addotte da chi ha già deciso che il depuratore del Garda va fatto e va fatto “lontano” dal Garda.  (prima a Visano, poi a Muscoline, poi a Gavardo – tanto ce n’è già uno in costruzione da 36 mila abitanti-) con i reflui depurati scaricati in un altro bacino imbrifero (il Chiese!).

L’impressione di essere in mano ad apprendisti stregoni è alta.

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Fridays For Future

27 Settembre 2019: Terzo Sciopero Mondiale per il Clima organizzato da Fridays For Future

Milioni di persone in tutto il mondo scenderanno in piazza per chiedere ai governi una politica climatica più ambiziosa a livello globale, europeo e nazionale. Anche in Italia si terranno diverse iniziative locali organizzate da Fridays For Future.

Abbiamo l’opportunità di chiedere con forza di fare una svolta, di intraprendere con decisione politiche economiche di contrasto al cambiamento climatico, di iniziare una nuova storia, libera dai fossili, rispettosa della madre terra con tutti i suoi meravigliosi ospiti.

Anche Gavardo in movimento sarà presente e invita i cittadini di Gavardo a partecipare, Venerdì 27 settembre, alla iniziativa locale a Brescia indetta dal movimento Fridays For Future BS.

Riportiamo di seguito il discorso integrale di Greta Thunberg al summit ONU per il clima tenutosi il 23 settembre al Palazzo di Vetro di New York.

L DISCORSO INTEGRALE DI GRETA THUNBERG AL SUMMIT ONU PER IL CLIMA

(da: https://www.focusjunior.it)

Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio. È tutto sbagliato. Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’Oceano. Eppure venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come osate?.

Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, e io sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come osate?

Per oltre 30 anni la scienza è stata chiarissima. Come osate continuare guardare dall’altra parte e venire qui dicendo che state facendo abbastanza quando le politiche e le soluzioni necessarie non si vedono ancora.

Dite di ascoltarci e che capite la nostra fretta. Ma non importa quanto io sia triste o arrabbiata, non voglio crederci. Perché se aveste davvero compreso la situazione e continuaste comunque a sbagliare, allora voi sareste il Male. E io non voglio crederlo.

L’idea comune di dimezzare le emissioni in 10 anni ci offre solo il 50% di possibilità di rimanere sotto ai 1.5°C gradi e il rischio di innescare un’irreversibile catena di eventi che andranno oltre il controllo umano.

Il 50% potrà essere accettabile per voi. Ma quei numeri non includono i punti di non ritorno, la maggior parte dei circoli di reazione, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o aspetti di equità e giustizia climatica.

Dunque il 50% di rischio non è semplicemente accettabile per noi, coloro che dovranno viverne le conseguenze.

Per avere il 67% di probabilità di rimanere sotto all’aumento di temperatura di 1.5°C – che secondo l’IPCC [Intergovernmental Panel on Climate Change, n.d.r] è il miglior scenario possibile – il mondo aveva 420 gigatoni di CO2 da emettere entro il 1 gennaio 2018. Oggi quella stima è stata ridotta a 350 gigatoni.

Come osate fingere che ciò si possa risolvere come al solito con alcune soluzione tecniche? Con gli attuali livelli di emissioni la restante riserva di CO2 sarà interamente perduta nel giro di otto anni e mezzo.

Oggi non ci saranno soluzioni o piani in linea con queste stime, perché questi numeri sono troppo scomodi. E voi non siete ancora abbastanza maturi per dire le cose come stanno.

Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai

Non vi permetteremo di gettare via tutto questo. Proprio qui, proprio ora noi tracciamo la strada. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.

Grazie.

Assoluta contrarietà all’impianto di Gavardo: le amministrazioni facciano pressione!

Recentemente il presidente della Provincia Alghisi è ritornato sul problema scottante del depuratore del Garda, affermando che lo si deve fare e lo si farà a Gavardo. Il BresciaOggi dell’8 giugno titola: Depuratore, Alghisi tira dritto: «L’impianto sul Chiese si farà».

Condividiamo e pubblichiamo le considerazioni che il Comitato Referendario acqua pubblica di Brescia ha espresso proprio in risposta alle esternazioni di Alghisi”

Leggi il comunicato stampa completo

Gavardo 25 aprile 2019

25 aprile, anniversario della Liberazione. Una giornata per ricordare, con la consapevolezza oggi più avvertita e una coscienza più adeguata ma sempre vivissima di quel che ha significato la stagione drammatica consumatasi in Italia tra il settembre 1943 e l’aprile del 1945. Per rammemorare che combattere e morire nella certezza di un’Italia più giusta e civile, affidandosi alla speranza di generazioni successive capaci di vivere e lottare per un paese migliore, fu l’alto significato che uomini e donne, che oggi qui ricordiamo nel 74mo anniversario della Liberazione, assegnarono alla propria esistenza.
I decenni trascorsi da quegli eventi ci dispongono ad una riflessione più serena e pacata, ma non per questo meno ferma, circa vicende la cui memoria non può essere rimossa. E non solo per riscattare e confermare quelle speranze o per ricordare quanti si dimostrarono così confidenti nella vita, nella forza della vita, che accettarono di scommettere la propria esistenza per l’Italia democratica, per le ragioni più alte, che la vita rendono nobile e degna.
C’è infatti un passato che non può e non deve passare, pena il rischio del suo ritorno e l’abolizione di ogni possibile futuro. Oggi noi ricordiamo quei giorni con una cerimonia sobria, come deve essere, che non abbisogna di clamori o di altisonanti propositi, ma che resta vera e preziosa, nel giorno in cui si festeggia il ricordo della fine della seconda guerra mondiale e, più propriamente, della liberazione dal giogo nazi-fascismo. Ma non dimentichiamo quei nomi e quei volti strappati all’affetto dei famigliari e alle comunità di appartenenza, il loro affidarsi ad un gesto di impegno e di ribellione morale.
Fu questa la condizione esistenziale, la verità tragicamente vissuta da molti giovani, per una scelta di campo in cui poteva bastare un nulla, un passo falso, un impennamento dell’anima, e ci si trovava dall’altra parte. Ma ebbero il coraggio di affermare essere un delitto, una diserzione, l’idea che per sopravvivenza o comodità si potessero perdere le ragioni della verità della vita.

E’ dunque giusto nutrire, oggi, sentimenti di cristiana pietà e laica commiserazione nei confronti dei morti di tutte le parti, di tutti coloro che persero la vita nella guerra di Liberazione. Lo facciamo oggi per Gavardo, abbracciando tutti coloro che in quelle drammatiche stagioni persero la vita.
Penso alla sera del 4 marzo 1945 quando a Provaglio Valsabbia sono uccisi alcuni partigiani, fra i quali il gavardese Teodoro Copponi 19 anni non ancora compiuti. Non sono i nazisti a ucciderlo con gli altri, ma i militi italiani della terza compagnia del Battaglione mobile camicie nere. Teodoro Copponi, di Giuseppe e Guerra Anna Maria, era nato a Gavardo il 7 marzo 1926, celibe, due fratelli, calzolaio, provvisto di licenza elementare; non aveva prestato servizio militare. A lui viene concessa la Croce di Guerra con la seguente motivazione: “Rimasto accerchiato con il proprio reparto nel corso di un duro rastrellamento avversario, si batteva eroicamente anziché tentare la fuga, fino all’esaurimento delle munizioni. Catturato, torturato e condannato a morte, cadeva per la libertà della Patria”.
Qualche mese prima, il 26 agosto 1944 era stato fucilato a Presegno il partigiano Amerigo Bagozzi, di Paolo e Tarolli Olimpia, di 20 anni residente a Soprazzocco di Gavardo, celibe, due fratelli, studente, e non aveva prestato servizio militare. Aveva aderito diciannovenne, nell’aprile del 1944, alla brigata Fiamme Verdi “Giacomo Perlasca”, operante in alta Valle Sabbia. Venne sorpreso durante un rastrellamento con il gruppo comprendente Tita Secchi nell’estate del 1944 e ucciso come detto il giorno 26 agosto.
Il 26 aprile 1945 muore anche Giuseppe Anderloni. Così ricordano i documenti: “Nel pomeriggio di detto giorno 26 aprile venne attaccata una colonna tedesca in ritirata sulla strada Gavardo-Bostone. Raccolti sulla strada tre tedeschi morti mentre gli automezzi attaccati proseguivano con morti e feriti. Furono abbandonate, nello scontro, dal nemico 5 autoblinde. Rimase gravemente ferito trovando poi morte per la libertà della patria Anderloni Giuseppe che lascia la moglie e una piccola bambina”.
La guerra è la vera tragedia. Ricordando che non esiste una guerra giusta, ma solo una guerra che provoca sofferenze, lutti, distruzioni, come per il tragico bombardamento del 29 gennaio, come per chi fu incarcerato ingiustamente, o ha perso la vita combattendo.
E allora ricordo in questa giornata quanti furono ingannati, cedendo per paura o per bisogno di un salario nei tempi della fame. Sono morti per ragioni opposte ai partigiani, credendo in una dittatura senza democrazia, senza futuro, nella quale ancora oggi qualche esaltato vergognosamente si riconosce. Accanto ai partigiani trucidati dai nazi-fascisti ed ai soldati prigionieri nei Lager tedeschi, rinchiusi dopo l’8 settembre 1943, qualche gavardese milita pure nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, trovandovi la morte. E’ il caso di Cesare Valperta, nato a Gavardo l’8 giugno 1924 da Agostino, marò della X Mas di Junio Valerio Borghese, ed appartenente al reparto Autocentro Divisionale. Valperta morirà in combattimento a Correggio (provincia di Reggio Emilia) l’8 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra.
Un altro caduto gavardese è Giovan Battista Poletti, bersagliere della Divisione alpina “Monterosa” ed appartenente al 1° Gruppo esplorante divisionale. Era nato a Gavardo l’1 aprile 1922: Poletti si spense alle ore 17 del giorno 28 marzo 1945 in seguito a ferite d’arma da fuoco infertegli nello scontro di Borzonasca, provincia di Genova. E’ sepolto a Rivarolo Mantovano.

E’ pur vero, tuttavia, ed innegabile, che tutte le vite e le tragiche morti sono in realtà diverse, che non si può accettare confusione di sorta tra responsabilità degli oppressori ed innocenza delle vittime, tra chi è caduto per la libertà e chi invece per la dittatura.
Offuscare, o, peggio, rinunciare a questo elementare criterio di giudizio significherebbe sottrarci ad ogni possibile misura del passato, privarci di un fondamentale riferimento morale, sottoporre il primato dell’etica alle alterne vicende della politica, al succedersi di vincitori e di vinti.
Il fascismo fu una tragedia perché imprigionò ed uccise i suoi avversari, perché costrinse all’esilio gli oppositori, perché sciolse i partiti ostili al regime ed abrogò la libera stampa, perché perseguitò gli ebrei e si macchiò della responsabilità di contribuire agli orrori dell’Olocausto, perché trascinò l’Italia nella rovinosa avventura della guerra. Ancora: rappresentò una tragedia perché spinse giovani italiani ad imbracciare le armi, a combattere, a morire per liberare il Paese dall’occupante tedesco, perché costrinse cittadini di una stessa nazione ad odiarsi e ad annientarsi in una devastante guerra civile.
Una persona uccisa è una vittima. Il sangue di tutti gli uomini ha lo stesso colore. La storia, tuttavia, non ci consente di fermarci a questa pur certa verità. Ci costringe ad andare oltre, a guardare alle ragioni delle cose, a capire il senso degli eventi. Nessun patteggiamento è possibile o giustificabile: essa ha già espresso il suo irrevocabile giudizio, ha già distinto per sempre le responsabilità delle parti, i torti e le ragioni.
La ricorrenza del 25 aprile, pena la sconfitta di una perdurante vitalità, non può dunque ridursi ad una occasione in cui si celebra o si elabora un lutto. L’impegno deve essere invece rivolto a riaffermare il significato, a consegnare il nostro cammino ai valori imperituri dell’antifascismo, della Resistenza, del rifiuto della violenza e della ricerca della pace. Quei giovani preferirono la vita di ribelli ed andarono alla morte attingendo insieme, pur provenendo da ambiti diversi, da un’ispirazione che li aveva portati a riconoscersi pur attraverso esperienze diverse e a lottare uniti.
La lotta di Liberazione nazionale non può, né deve essere rimossa, dai pilastri su cui si regge la Repubblica. Essa ha rappresentato un’insopprimibile stagione fondativa, ponendo le basi etiche e politiche per lo sviluppo democratico del Paese, per una pacifica, operosa convivenza associata.
L’Italia ha bisogno di ritrovare le sue radici profonde, di rafforzare un’appartenenza, di riscoprire la propria identità di Nazione intera e indivisibile, di confermare il senso del proprio atto di nascita, di riassaporare il valore della democrazia, dell’accoglienza, della generosità. Quest’ultima ha potuto affermarsi grazie alla lealtà politica, allo spirito di sacrificio, alla passione civile e morale di uomini che si riconobbero in una comunanza di storia e di destino, nonostante la differenza ideale.

Le motivazioni che spinsero quegli uomini a sacrificare, in molti casi, la propria vita per i principi di giustizia, libertà, democrazia possono e – per quanto mi riguarda – debbono indirizzare per l’oggi e per il domani le nostre azioni. Questo credo sia il senso umile e discreto di questa giornata: dalla memoria del passato abbiamo assoluto bisogno per rafforzare l’ispirazione del nostro impegno nel presente, contro ogni violenza e prevaricazione, contro ogni forma di illiberalità antidemocratica.
Perché ciò che è accaduto è ciò che potrebbe ancora accadere. Bisogna difendere i valori di libertà, come intendiamo riaffermare oggi. Non la libertà facile, la libertà della sola pretesa, la licenza o l’arbitrio, ma la libertà dell’assunzione di responsabilità che deriva dall’insegnamento di quanti lottarono contro il nazi fascismo, per un’Italia libera e democratica.
Valori per poterci dire pienamente cittadini italiani ed europei.

Marcello Zane

A proposito del depuratore del Garda

Pubblichiamo con piacere il comunicato stampa del Comitato referendario Acqua Pubblica sull’impianto di depurazione del lago di Garda. Ne condividiamo lo spirito e le argomentazioni.
Il problema del depuratore coinvolge “due bacini idrografici diversi, seppur contigui, con caratteristiche e peculiarità specifiche”; ambedue presentano una situazione di fragilità ecologica-ambientale “causata principalmente dall’incuria e dallo sfruttamento intensivo per la forte antropizzazione”. Da questa costatazione deve ripartire una riflessione a più voci per un “un disegno di lungo periodo”, che assuma “una visione prospettica nel rispetto dell’ambiente naturale e delle future generazioni”. Inoltre, qualunque decisione in merito non può prescindere da un coinvolgimento diretto di “tutti i portatori di interesse, soprattutto coloro che difendono gli interessi dell’ambiente e dei cittadini”. Buona lettura.

Leggi il Comunicato stampa completo del Comitato referendario Acqua Pubblica

Libertà è partecipazione. Collaborazioni utili e compromessi inaccettabili per il futuro di Gavardo.

Ci piace citare Giorgio Gaber per spiegare il lavoro che Gavardo in movimento sta portando avanti da oltre un anno con l’intento di costruire una lista civica per Gavardo che lavori insieme per il bene del paese senza preconcetti. Gli ultimi sviluppi però ci costringono ad esplicitare alcuni concetti per noi sacrosanti per garantire serietà e trasparenza alla proposta a cui stiamo lavorando.

Ma facciamo un piccolo passo indietro e riassumiamo brevemente le tappe principali di questo percorso:

Più di un anno fa abbiamo iniziato un percorso con il PD di Gavardo, per confrontarci su alcune tematiche di particolare rilievo per il nostro comune. Dopo una serie di incontri tra maggio 2017 e luglio 2018, Gavardo in movimento e il circolo PD hanno prodotto un documento comune e condiviso (leggi qui l’allegato) che oltre a dar conto delle posizioni sui diversi temi affrontati (ambiente e territorio, servizi sociali, scuola, immigrazione, ecc.) rimarca in maniera esplicita la consonanza di massima su tali temi “che consente di pensare che sia possibile costruire un percorso condiviso, anche con altri gruppi o persone interessate, per giungere a una proposta di un programma e di una lista civica unitaria, in ogni caso chiaramente alternativa alle forze che hanno governato il Comune negli ultimi nove anni”.

Il PD ha tuttavia segnalato che Gavardo Rinasce è lo strumento con cui intende “gestire” le questioni amministrative; a settembre abbiamo proposto a Gavardo Rinasce di intraprendere un percorso condiviso per costruire insieme un programma e una lista civica. Una lista alternativa alle forze che hanno amministrato Gavardo in questi ultimi anni, aperta anche ad altri gruppi e persone nuove ma stando attenti a non dare vita ad un “collage” di persone senza molto in comune.

Dopo alcuni mesi di latitanza, di “sì, ma, forse, ci serve tempo… ”, dopo tre incontri e una lettera, alla nostra proposta è stata data una risposta negativa, o meglio, una non risposta e sono state ribaltate le carte in tavola. Buttando al vento tutto quello che avevamo cercato di costruire fino ad ora, ci è stato chiesto infatti di aderire ad un progetto del tutto diverso, non condiviso, ma elaborato e portato avanti unicamente da Gavardo Rinasce. Anche il recente comunicato dell’avvocato Marco Piccoli conferma questo cambio di rotta.

La proposta di Gavardo Rinasce è antitetica alla nostra: esclude anzitutto la possibilità di un percorso condiviso ma prevede solo la adesione a un loro progetto già definito. Ci viene chiesto infatti di aderire ad una serie di scelte già prese e definite: il candidato sindaco, le persone o gruppi da coinvolgere, le possibili alleanze. Ci è stata poi ventilata la possibilità di un accordo, più o meno esplicito, con la Lega che, in cambio della presenza in lista di alcune persone a lei gradite, sembrerebbe disponibile a non presentare una propria lista a Gavardo.

Gavardo in movimento ritiene tutto ciò inaccettabile sia nel merito che nel metodo. Riteniamo in particolare inaccettabile l’ipotesi di un accordo, più o meno sotterraneo o mascherato, con la Lega. Non crediamo sia sufficiente “non lasciare aderire alla lista le persone che hanno governato in passato”.
Il problema, secondo noi, non è Vezzola o i suoi seguaci, il problema non è Bertoloni o i suoi amici, (o almeno non solo); il problema sono le proposte, le idee, i valori, le scelte politiche e amministrative portate avanti dai partiti e dai gruppi che sostengono tali persone.

Noi di Gavardo in movimento concordiamo sull’opportunità di allargare l’alleanza e di coinvolgere persone nuove anche di diverse estrazioni, ma crediamo fondamentale che questo processo avvenga solo sulla base di un’adesione e condivisone di un minimo comune denominatore di valori e proposte. Non è sufficiente solo vincere ma è necessario anche governare in modo serio e stabile.

A noi non interessa salire a tutti i costi sul carro dei vincitori se questo significa venir meno al nostro modo di pensare e praticare l’impegno politico. Non possiamo pensare di lavorare insieme a persone che si riconoscono in gruppi o partiti politici che esprimono valori antitetici ai nostri, che, trincerandosi dietro la questione – certamente reale – della sicurezza, alimentano un clima di odio ed intolleranza, che esprimono sentimenti xenofobi, se non razzisti.

Il PD e Gavardo Rinasce hanno più volte sostenuto di voler creare discontinuità con la precedente amministrazione e di voler costruire un’alternativa alle forze che hanno governato a Gavardo negli ultimi anni. Evidentemente hanno cambiato idea…noi no e crediamo ci sia ancora la possibilità per una soluzione diversa. Invitiamo gli iscritti al PD e i cittadini gavardesi a riflettere sullo scenario che si sta prefigurando.

Allegato: documento finale confronto Gim e Pd