Commissariamento del Depuratore del Garda Bresciano: come estromettere la politica locale e mortificare i territori

Siamo preoccupati per la piega che sta prendendo la questione del Depuratore del Garda Bresciano. Siamo preoccupati per questo commissariamento immotivato, piovuto dall’alto, che di fatto estromette la politica locale dalla gestione del proprio territorio.

La vicenda era partita male fin dall’inizio, quando la Comunità del Garda (una associazione tra alcuni comuni del Garda), autonomamente e con una evidente arroganza, aveva deciso due cose fondamentali che hanno lasciato il segno e continuano a lasciarlo su tutta la faccenda.

La prima: la gestione del sistema di collettamento e depurazione del Garda non doveva più essere unitaria, ma le due regioni Lombardia e Veneto ognuna avrebbe gestito autonomamente la propria parte, il Veneto tenendosi il depuratore di Peschiera e la sponda bresciana facendone uno o più di nuovi sul proprio territorio.

La seconda riguarda la parte bresciana: né il/i nuovo/i depuratore/i, né tanto meno le acque depurate, dovevano restare sul proprio bacino imbrifero, ma in un altro limitrofo, quello del Chiese. Senza nessuna giustificazione se non quella generica e fuorviante di “salvare la più grande riserva di acqua dolce italiana”1 e senza coinvolgere le amministrazioni interessate. (È come se uno, che ha la necessità di costruire un W.C. esterno alla casa, decidesse di farlo non sul proprio terreno, ma su quello del vicino, senza neppure chiederglielo!).

Le reazioni ad una simile decisione non potevano mancare, sia da parte di comitati ambientalisti che di diverse amministrazioni comunali, reazioni che avevano portato la Provincia e l’Ato a rivedere le proprie posizioni iniziali. Le cose si erano così un poco aggiustate: prima con l’approvazione della mozione Sarnico (che, seppur non riconosce il sacrosanto principio che la depurazione dei reflui deve fare riferimento al bacino imbrifero di provenienza, stabilisce che gli impianti consortili di depurazione siano localizzati nelle aree territoriali dei Comuni afferenti all’impianto stesso); poi con l’attivazione di un percorso partecipativo per giungere ad una soluzione più rispettosa dei territori e maggiormente condivisa. Soluzione che sembrava fosse stata trovata.

Ma siamo ad oggi: la proposta non piace alla presidente della Comunità del Garda e ministra Gelmini, che, forte della sua posizione e senza alcun dubbio sui suoi possibili conflitti di interesse in questa vicenda, chiede il commissariamento.

E il governo prontamente glielo concede: con decreto-legge del 23 giugno 2021, n. 92, art 4 (“Misure di accelerazione delle attività dei Commissari in materia ambientale”), il governo al comma 7, “al fine di consentire la rapida attuazione del sistema di collettamento e depurazione del lago di Garda e la conseguentetempestiva dismissione della condotta sublacuale, giunta al terminedella propria vita tecnica”, nomina il Prefetto di Brescia “Commissario straordinario, … per laprogettazione, l’affidamento e l’esecuzione delle nuove opere per il collettamento e la depurazione della sponda bresciana del lago di Garda.”

Un intervenendo a gamba tesa sul legittimo processo decisionale in atto da parte degli enti territoriali preposti. Un intervento che Gavardo in movimento ritiene ingiustificato e politicamente sbagliato, che può lasciare ferite aperte nel tessuto democratico locale e creare un solco più ampio tra cittadini e le istituzioni democratiche.

Su quale basi il governo ha valutato che il processo decisionale si stava sviluppando troppo lentamente? Su quali basi afferma che la sublacuale è giunta al termine della sua vita, visto che è stato chiarito una volta per tutte che la bomba ecologica della sublacuale, pronta a scoppiare da un momento all’altro, era una bufala a tutti gli effetti? (vedere anche il recente articolo di Massimo Tedeschi sul Corriere della Sera) E perché decidere di dismetterla e non, invece, di sostituirla?

Perché non rispettare la volontà dei territori e inserire nel decreto il vincolo di rispettare il criterio della territorialità stabilito dalla Provincia di Brescia (mozione Sarnico), l’ente a cui spettava per legge decidere – e lo aveva fatto-?

Solo perché la ministra Gelmini non è di questo parere? Abbiamo un governo così facilmente “influenzabile”?
Che insegnamento di democrazia possono trarre i cittadini da questa vicenda?

C’è però ancora una possibilità per la politica di riscattarsi.

Il decreto deve essere convertito in legge con l’approvazione del Parlamento. Le forze politiche che hanno approvato la mozione Sarnico sono la maggioranza in parlamento. È chiedere troppo che le forze politiche locali facciano le debite pressioni presso i propri referenti nazionali perché si oppongano a questo commissariamento? Si può sperare che i parlamentari ascoltino i propri referenti locali e decidano di cassare il comma 7 dell’art. 4 del decreto o, almeno, di introdurre il vincolo contenuto nella mozione Sarnico?

Il Coordinamento di Gavardo in movimento

1 Il problema di salvare i laghi subalpini dall’eutrofizzazione è ben più complesso ed ha a che fare con i cambiamenti climatici; per questo vedere gli studi di Salmaso e &, sulla rivista Hydrobiologia.

Decennale Referendum Acqua Pubblica e Nucleare

12-13 giugno 2011: Referendum sul Nucleare e sull’Acqua come Bene Comune

Il Referendum (più partecipato e) più disatteso: se dieci anni vi sembrano pochi!

Nel giugno 2011 più della metà dei cittadini italiani aventi diritto a votare, circa 27 milioni (!!!) si recano alle urne per dire due chiari NO al Nucleare e NO alla privatizzazione dell’Acqua. Una volontà popolare chiara ed evidente a cui la politica avrebbe dovuto tempestivamente dare seguito. Invece nulla di tutto questo. I diversi governi che si sono succeduti, ma anche il Parlamento italiano (che ancora non ha trovato il tempo di discutere e approvare una legge di iniziativa popolare sull’acqua e il servizio idrico integrato che da anni giace nelle commissioni parlamentari in attesa di essere presa in considerazione ) hanno totalmente disatteso la volontà espressa dai cittadini e in alcuni frangenti cercando di forzare nella direzione opposta.

Il PNRR potrebbe/dovrebbe essere l’occasione per la politica di risanare questa grave ferita recata ai propri cittadini.

Rendere l’acqua veramente un bene comune, attraverso la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico integrato e finanziamenti adeguati per un piano di ristrutturazione della rete idrica (che ancora oggi perde più del 40% dell’ acqua che vi scorre).

Chiudere definitivamente pagina sul nucleare, puntare sulle energie alternative veramente pulite (fotovoltaico, eolico, idrogeno verde, …).

Ma diversi segnali di allarme fanno temere che non sia proprio così.

 Nel PNRR non si trovano chiare scelte di indirizzo che vadano in quella direzione, anzi alcune pare vadano nella direzione esattamente opposta (vedi ad esempio, l’indicazione che al Sud si dovrebbe percorre la stessa strada percorsa al Nord: superare la “frammentazione” delle gestioni in house del servizio idrico attraverso la costituzione di multiutility come A2A, ACEA, ecc.) e alcune dichiarazioni del ministro della transizione ecologica preoccupano (ad esempio, quella sul possibile ricorso all’energia  nucleare come energia pulita).

Per questo è importante la mobilitazione dei cittadini e cogliere l’occasione di questo decennale per riprendere il discorso da troppo tempo interrotto e chiedere a gran voce il rispetto della volontà espressa  dei cittadini in quel lontano giugno del 2011.

Per questo Gavardo in movimento aderisce e chiede ai cittadini gavardesi di aderire alle iniziative promosse dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua e per quanto riguarda il nostro territorio a quelle proposte dal Comitato Referendario Acqua Pubblica di Brescia.

PS. Di seguito i link a due articoli, apparsi su Il Manifesto, uno  è un’analisi del Forum dei Movimenti per l’acqua su quanto è previsto nel PNRR sul tema acqua, l’altro una “risposta” al ministro Cingolani sulla questione del nucleare da parte di Giorgio Ferrari, (ingegnere nucleare, una delle voci più critiche e autorevoli in Italia contro il ritorno all’energia nucleare).

Acqua Bene Comune: a che punto siamo?

Riprendiamo dopo diversi mesi il discorso sull’acqua come bene comune per fare il punto della situazione, stimolati anche da alcune prese di posizione pubblicate recentemente sulla stampa.

Ricordiamo che i cittadini italiani sono ancora in attesa che il parlamento e il governo diano seguito alla volontà espressa dal popolo italiano in modo chiaro e inequivocabile con il referendum sull’acqua del 2011 (2011? non è un refuso è proprio 2011, cioè 9 anni fa!): la maggioranza assoluta (quasi 26 milioni) di cittadini italiani dissero due grandi SI’ sull’acqua, abrogando l’obbligo di privatizzare le municipalizzate e l’inserimento in tariffa della “remunerazione del capitale investito”.

I cittadini si sono espressi a chiare lettere per una gestione pubblica e trasparente dell’acqua, lontana da ogni logica di mercato. Stiamo ancora aspettando che questo si avveri. In parlamento giace una legge di iniziativa popolare (la cui prima formulazione risale al 2007!) che aspetta ancora di essere discussa in parlamento.

A livello mondiale, è da tempo che molte grandi lobby economiche finanziarie hanno messo gli occhi sull’acqua: un bene essenziale per la vita (non si vive senza acqua) e nello stesso tempo limitato, due ottime caratteristiche “economiche” che garantiscono un’enorme possibilità di guadagno. È recente la notizia che un gruppo finanziario in California, leader mondiale dei contratti derivati, entro fine anno quoterà un “future” sul prezzo dell’acqua: (la scarsità dell’acqua diventerà così una commodity, cioè una merce su cui scommettere in borsa) e il suo prezzo sarà soggetto a speculazioni finanziarie come già avviene per i beni agricoli quali il grano. Chi ne vuol sapere di più legga l’articolo di Marco Bersani “Acqua: l’ultima frontiera della speculazione finanziaria”.

A livello provinciale, dopo il referendum del 18 novembre 2018 che chiedeva espressamente di mantenere pubblica la gestione del servizio idrico integrato, tutto è fermo (vi ha partecipato un quarto dei cittadini aventi diritto -non poco se si pensa che i principali partiti hanno lo hanno volutamente boicottato – che si è espresso per quasi la totalità per il SI). La società Acque Bresciane è ancora pubblica, ma in ogni momento potrebbe riprendere l’iter inizialmente previsto di far entrare un socio privato (A2A?) che poi gestirà di fatto il servizio.

A livello locale (Gavardo) sarebbe interessante sapere se il gestore del servizio abbia posto rimedio alle perdite particolarmente elevate (percentuale attorno al 40%) delle reti idriche del nostro acquedotto, motivo per il quali siamo incorsi in infrazione europea, assieme ad una cinquantina di altri paesi bresciani.

E’ Alex Zanotelli, sempre in prima linea sulla battaglia per l’acqua pubblica, che a metà novembre pubblica un appello e richiama alla loro responsabilità le forze politiche, in particolare il M5S e il PD. “È assurdo che la più̀ importante risorsa del Pianeta divenga negoziabile nel momento in cui la sua disponibilità̀ è messa sempre più̀ a rischio dai cambiamenti climatici. Cosa ci potrebbe essere di più̀ catastrofico che giocare in borsa sull’acqua, in un momento in cui già̀ scarseggia per miliardi di persone? Si stima che oggi quattro miliardi di persone (due terzi dell’umanità̀) devono affrontare scarsità̀ dell’acqua, per almeno un mese all’anno.”

“…È mai possibile allora che i partiti al governo siano pronti a investire miliardi e miliardi in Grandi Opere, come la Lione-Torino o il Ponte di Messina e non in un bene così fondamentale come l’acqua? Perché́ non investire nella ri-pubblicizzazione dell’acqua? Perché́ non investire nei 300mila km di rete idrica che perdono almeno il 50% dell’oro blu?”

Gli fa eco qualche giorno dopo Emilio Molinari, tra i fondatori del movimento per l’acqua con una lettera aperta a Roberto Fico, e lo incalza sia come presidente della Camera dei Deputatiche ha il dovere di richiamare tutti i partiti al rispetto della volontà popolare” che come “ … leader di un movimento che ha fatto della democrazia diretta e dei referendum la bandiera di una nuova sovranità popolare”.

Roberto Fico risponde a breve giro di posta e non si tira indietro: “… Ho affermato più̀ volte che lego questa legislatura all’approvazione di una legge sull’acqua pubblica. Una legge su cui la politica, il Parlamento, sono gravemente in ritardo.” Ripercorre i faticosi passi in avanti fatti in questa legislatura, ma ammette che “… Manca però il grande passo, appunto la riforma del servizio idrico integrato. E su questa inerzia dobbiamo essere severi”, impegnandosi in prima persona (” farò di tutto”) per raggiungere l’obiettivo in occasione del “decimo anniversario del referendum sull’acqua pubblica”.

Forse qualcosa si sta muovendo. Speriamo non sia un fuoco di paglia.

Nel frattempo può essere utile rinfrescarci la mente suiproblemi che l’attuale gestione del servizio idrico, da parte delle multi utility dell’acqua, ha evidenziato in questi anni. A questo proposito è bene andare a rileggersi un interessante inchiesta della rivista AltreEconomia di marzo 2019Il referendum tradito: otto anni dopo, l’acqua è ancora una fonte di profitto. Ecco perché”, che approfondisce questi aspetti.
Uno di questi è il metodo tariffario. Vediamo cos’è e le conseguenze che ne derivano.

Come viene stabilita la tariffa? La procedura è questa: ARERA, l’Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e l’Ambiente predispone lo schema tariffario; gli Ato, Ambiti Territoriali Ottimali (in genere corrispondenti alle provincie)predispongono il piano economico finanziario per tutta la durata della concessione (Pef); i gestori del sevizio idrico applicano e riscuotono le tariffe.
La tariffa per legge dovrebbe coprire i costi di gestione e di investimento secondo il principio del “full cost recovery”, cioè il servizio viene pagato dai cittadini, come già succede per il servizio di raccolta dei rifiuti.
In realtà, così com’è stato congegnato da ARERA, nella tariffa compaiono anche costi esterni al servizio: gli “oneri finanziari” (un modo non troppo nascosto di reintrodurre la remunerazione del capitale investito, bocciata dal referendum), i “costi di morosità” e “il conguaglio” (anch’essi costi “impropri”, come spiegato nell’articolo).
Analizzando i bilanci di tre importati società che gestiscono il servizio idrico integrato in ampie zone dell’Italia SMAT (Torino), A2A (Brescia) e ACEA (Roma), si arriva “a 1,2 miliardi di euro di ‘costi eccedenti’ finiti in tariffa per gli anni che vanno dal 2014 al 2017, intascati da queste tre società e impropriamente pagati dai cittadini. Si comprende, così, come con questo metodo le tariffe siano costantemente aumentate (del 90% in 10 anni!). In sostanza, un metodo, quello della tariffa, che fa gli interessi dei gestori, caricando costi fittizi sulle spalle dei cittadini.

Se alziamo lo sguardo a livello mondiale, troviamo un tema di grande attualità, su cui come società umana siamo chiamati a dare risposte: è lo stretto legame tra acqua e cambiamenti climatici, che riprenderemo in un’altra occasione e per il quale rimandiamo, per un primo approfondimento, alla sintesi delrecenteRapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2020.

Buona lettura!

GAVARDO IN MOVIMENTO INVITA A VOTARE NO

Il 20 e 21 settembre i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum costituzionale per approvare la legge che ha previsto il taglio di 345 parlamentari.

Noi siamo contrari a questa riforma.
Perché a fronte di un risparmio davvero irrisorio (1€ a cittadino) riduce la rappresentatività territoriale (e delle minoranze).

Perché non garantisce (anzi!) una maggiore efficienza soprattutto senza una revisione della legge elettorale e dei regolamenti di funzionamento del parlamento.

Perché il problema non è la quantità dei parlamentari ma la “qualità” (oggi davvero un po’ scarsa) e la funzionalità del loro lavoro.

Perché non è con riforme di questo tenore che si recupera la centralità del parlamento.

Pubblichiamo di seguito alcuni documenti che spiegano perché è importante votare NO:

Questo il testo del quesito stampato sulla scheda:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?”

Vogliamo essere rappresentati MEGLIO non MENO

Il 20 – 21 settembre vota NO al referendum di riforma costituzionale

IL CLIMA E’ GIA’ CAMBIATO, NOI COSA ASPETTIAMO A CAMBIARE?

Dopo il successo di pubblico e l’interesse suscitato in occasione della diretta streaming che Gavardo in Movimento aveva organizzato per ragionare in merito alla tematica 5G siamo a proporre un secondo incontro, sempre in streaming, dal titolo

IL CLIMA E’ GIA’ CAMBIATO, NOI COSA ASPETTIAMO A CAMBIARE?

Gavardo in Movimento vi invita a partecipare al webinar che si terrà Giovedì 9 luglio, ore 21.00, in diretta sulla pagina Facebook e sul sito www.gavardoinmovimento.it

Grazie all’aiuto di tre esperti cercheremo di capire quali sono le cause e le conseguenze del cambiamento climatico. 

Al termine degli interventi, sollecitati anche dalle domande che ciascuno di voi potrà inviare tramite la pagina Facebook, discuteremo insieme di quali azioni individuali e politiche sono necessarie per contrastare i cambiamenti climatici.

Interverranno:

Dott.ssa Elisa Palazzi, Ricercatrice CNR e docente di fisica del clima presso l’Università di Torino.

Ing. Giovanni Mori, Ingegnere energetico, portavoce di Fridays for Future Brescia.

Dott. Michel Cardito, medico, co-presidente nazionale del Movimento per la Decrescita Felice.

Appuntamento giovedì 9 luglio alle ore 21:00

In allegato la locandina dell’evento

5G TRA PAURE E OPPORTUNITA’

Venerdì 29 maggio alle ore 21:00
conferenza in streaming sulla pagina Facebook di
Gavardo in movimento

Venerdì 29 maggio dalle ore 21:00 sulla pagina Facebook di Gavardo in movimento https://www.facebook.com/gavardoinmovimento si terrà una conferenza in streaming aperta a tutti inerente la tecnologia 5G che tanto sta facendo discutere.

Interverranno tre relatori che ci aiuteranno a capire quali sono le opportunità e i rischi di questa nuova tecnologia; affronteremo la questione dal punto vista tecnologico, da quello medico e da quello normativo. Al termine degli interventi sarà possibile interagire con i relatori mandando eventuali domande tramite messaggio direttamente alla pagina Fb di Gavardo in Movimento.

Parteciperanno alla conferenza, in ordine di intervento:

  • Dott. Francesco Frigerio, fisico dell’Associazione Italiana di Fisica Medica – AIFM
  • Dott. Federico Balestreri, medico e coordinatore ISDE – Nord Italia per la valutazione di impatto sulla salute.
  • Avv. Federico Micheli, Avvocato del Foro di Milano

Il test della diretta con le anticipazioni sulla serata

25 aprile sempre!

Quest’anno il 25 aprile cade in un momento particolarmente drammatico, che impedisce di celebrare degnamente la festa per la riconquistata democrazia e il sacrificio delle decine di migliaia di italiane ed italiani che hanno dato la loro vita perché ciò avvenisse.

Questo non vuol dire che dobbiamo dimenticarci di questa data.

Anzi celebrarla oggi è ancora più importante, di fronte al rinascere delle nuove destre razziste, nazionaliste e xenofobe in Italia e in tutta Europa e al tentativo delle destre italiane di annullare il valore simbolico e politico di questa data.

È con questo spirito che Gavardo in Movimento invita i cittadini gavardesi a partecipare alle numerose iniziative promosse in tal senso.
GIM ha aderito con entusiasmo all’iniziativa “25 Aprile – Liberi come l’aria- promossa dagli amici dell’Associazione Il Graffio, insieme a tante altre realtà.

La nostra pagina Facebook condividerà la diretta streaming dell’iniziativa

25 Aprile sempre

ORA E’ TEMPO DI RESTARE UNITI

Questo è uno di quei momenti, tragici e difficili, che ci fa dire ai nostri figli: “lo studierete sui libri di storia”.
La pandemia di Covid-19 ha bloccato e paralizzato il mondo, globalizzato e produttivo, interconnesso e frenetico. Una minaccia tanto piccola da poter essere vista solo al microscopio sta facendo crollare i pilastri, che credevamo indistruttibili, su cui è stata fondata la nostra economia, il nostro lavoro, i nostri rapporti sociali.

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Lago di Garda, depuratore, eutrofizzazione e … cambiamenti climatici

“Il lago di Garda è a rischio, la condotta sublacuale è una bomba ecologica pronta per scoppiare da un momento all’altro, immettere l’acqua depurata nel lago mette a rischio la sua salubrità e non è più tollerabile. Siamo in  piena emergenza ecologica, occorre intervenire al più presto, non si può più aspettare. “

La vista del Lago di Garda dalla costa del Trentino (Fotografia: UniTrento/Giovanni Cavulli)

Queste le motivazioni via via addotte da chi ha già deciso che il depuratore del Garda va fatto e va fatto “lontano” dal Garda.  (prima a Visano, poi a Muscoline, poi a Gavardo – tanto ce n’è già uno in costruzione da 36 mila abitanti-) con i reflui depurati scaricati in un altro bacino imbrifero (il Chiese!).

L’impressione di essere in mano ad apprendisti stregoni è alta.

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Fridays For Future

27 Settembre 2019: Terzo Sciopero Mondiale per il Clima organizzato da Fridays For Future

Milioni di persone in tutto il mondo scenderanno in piazza per chiedere ai governi una politica climatica più ambiziosa a livello globale, europeo e nazionale. Anche in Italia si terranno diverse iniziative locali organizzate da Fridays For Future.

Abbiamo l’opportunità di chiedere con forza di fare una svolta, di intraprendere con decisione politiche economiche di contrasto al cambiamento climatico, di iniziare una nuova storia, libera dai fossili, rispettosa della madre terra con tutti i suoi meravigliosi ospiti.

Anche Gavardo in movimento sarà presente e invita i cittadini di Gavardo a partecipare, Venerdì 27 settembre, alla iniziativa locale a Brescia indetta dal movimento Fridays For Future BS.

Riportiamo di seguito il discorso integrale di Greta Thunberg al summit ONU per il clima tenutosi il 23 settembre al Palazzo di Vetro di New York.

L DISCORSO INTEGRALE DI GRETA THUNBERG AL SUMMIT ONU PER IL CLIMA

(da: https://www.focusjunior.it)

Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio. È tutto sbagliato. Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’Oceano. Eppure venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come osate?.

Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, e io sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come osate?

Per oltre 30 anni la scienza è stata chiarissima. Come osate continuare guardare dall’altra parte e venire qui dicendo che state facendo abbastanza quando le politiche e le soluzioni necessarie non si vedono ancora.

Dite di ascoltarci e che capite la nostra fretta. Ma non importa quanto io sia triste o arrabbiata, non voglio crederci. Perché se aveste davvero compreso la situazione e continuaste comunque a sbagliare, allora voi sareste il Male. E io non voglio crederlo.

L’idea comune di dimezzare le emissioni in 10 anni ci offre solo il 50% di possibilità di rimanere sotto ai 1.5°C gradi e il rischio di innescare un’irreversibile catena di eventi che andranno oltre il controllo umano.

Il 50% potrà essere accettabile per voi. Ma quei numeri non includono i punti di non ritorno, la maggior parte dei circoli di reazione, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o aspetti di equità e giustizia climatica.

Dunque il 50% di rischio non è semplicemente accettabile per noi, coloro che dovranno viverne le conseguenze.

Per avere il 67% di probabilità di rimanere sotto all’aumento di temperatura di 1.5°C – che secondo l’IPCC [Intergovernmental Panel on Climate Change, n.d.r] è il miglior scenario possibile – il mondo aveva 420 gigatoni di CO2 da emettere entro il 1 gennaio 2018. Oggi quella stima è stata ridotta a 350 gigatoni.

Come osate fingere che ciò si possa risolvere come al solito con alcune soluzione tecniche? Con gli attuali livelli di emissioni la restante riserva di CO2 sarà interamente perduta nel giro di otto anni e mezzo.

Oggi non ci saranno soluzioni o piani in linea con queste stime, perché questi numeri sono troppo scomodi. E voi non siete ancora abbastanza maturi per dire le cose come stanno.

Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai

Non vi permetteremo di gettare via tutto questo. Proprio qui, proprio ora noi tracciamo la strada. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.

Grazie.